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Pavimenti romani antichi: 5 siti da non perdere

I pavimenti romani antichi rappresentano un esempio incredibile della maestria dei Romani sia per quanto riguarda il modo di costruire che per la varietà di disegni e trame che essi hanno saputo creare.

L’architettura romana è stata fondamentale per tutta la storia dell’architettura occidentale e l’ingegno che i Romani hanno messo nella realizzazione delle loro opere, compresi anche i pavimenti, è significativo dell’importanza che le tecniche costruttive romane hanno avuto e hanno ancora oggi sia per gli appassionati che per gli addetti ai lavori.
Di tutti i pavimenti romani antichi arrivati sino ai giorni nostri ne sono stati scelti cinque esempi che si trovano a Roma o in provincia di Roma, anche se ovviamente opere di architettura romana si trovano in tutti i territori che hanno fatto parte della repubblica e dell’impero nel corso dei secoli.

La casa dei Grifi al Palatino è la prima opera da citare quando si parla di pavimenti romani antichi perché ne custodisce uno che ha letteralmente fatto la storia. Il nome della domus deriva da una lunetta in cui si trovava un rilievo di un Grifo, mentre il periodo di costruzione della casa è stato attribuito all’età tardo-repubblicana (II-I secolo a.C.).

Le pareti sono dipinte seguendo il secondo stile pompeiano: esse imitano illusionisticamente delle architetture, in particolare delle colonne, tra le quali si stagliano dei pannelli che vogliono simulare delle pietre preziose. Il pavimento è realizzato secondo la tecnica del mosaico e presenta al centro un motivo a cubi prospettici ottenuto accostando pietre tagliate a forma di losanga fatte di materiali lapidei di colore bianco, verde e nero.

Questo motivo, noto anche come opus scutulatum (da scutulae che vuol dire rombi), è stato ripreso in moltissimi altri pavimenti nel corso di tutta la storia dell’architettura: lo si trova infatti in chiese barocche come Santa Giustina a Padova e Santi Severino e Sossio a Napoli, ma anche in abitazioni o locali commerciali attuali, poiché ha avuto una grossissima fortuna nell’arredamento e nel design contemporaneo.

Pavimenti romani antichi: 5 siti da non perdere
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Corso di Storia dell'Architettura

  • Pantheon

Il secondo dei pavimenti romani antichi che incontriamo a livello temporale è quello del Pantheon: costruito nel 27 a.C. da Agrippa e ristrutturato da Adriano nel 118 d.C. è nato come tempio di tutti gli dei (pân “tutto” e theós “dio”) mentre dal VII secolo ospita la chiesa di Santa Maria ad Martyres. La cupola è un esempio magnifico dell’arte di costruire dei romani così come il pavimento: quest’ultimo è caratterizzato da elementi geometrici che vedono alternarsi la forma del quadrato e quella del cerchio ed è costituito da marmi pregiati quali porfido, giallo antico, granito e pavonazzetto.

Il pavimento è anche la causa della nascita della leggenda secondo la quale sembra che dentro al Pantheon non piova: nel pavimento, infatti, sono presenti 22 minuscoli fori dove l’acqua, che entra dal foro della cupola, confluisce.

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  • Villa Adriana

La terza opera architettonica di questo excursus è Villa Adriana, il capolavoro che l’imperatore Adriano si fece costruire a Tivoli (RM) nel II secolo d.C. Il complesso monumentale, che occupa una superficie di circa 120 ha, ospita una serie di edifici collegati fra loro, ciascuno dei quali aveva una precisa funzione: l’edificio con tre esedre, il ninfeo stadio, l’edificio con peschiera, ai quali vanno collegati il quadriportico, le piccole terme, e poi ancora il vestibolo, il padiglione del pretorio.

A Villa Adriana inoltre l’imperatore volle riprodurre luoghi e monumenti che lo avevano affascinato durante i suoi innumerevoli viaggi e per questo motivo vi si trovano posti come il Pecile (ispirato alla Stoà Poikile di Atene) e il Canopo, un lungo bacino d’acqua ornato da statue che prende il nome da un’antica città costiera risalente all’antico Egitto, posta nel delta del Nilo sul ramo più occidentale del fiume.
Tra i pavimenti romani antichi della Villa, alcuni dei più suggestivi si trovano all’interno degli Hospitalia, le stanze per gli ospiti, in cui troviamo mosaici con tessere bianche e nere con trame sia geometriche che floreali e dai motivi ad arabesco.

Pavimenti romani antichi: 5 siti da non perdere

  • Terme di Caracalla

Le terme di Caracalla rappresentano uno dei complessi termali più grandi della capitale insieme alle terme di Diocleziano e i mosaici dei loro pavimenti sono uno dei capolavori dell’età imperiale oltre che uno dei più completi impianti decorativi di Roma.

I pavimenti romani antichi delle palestre sono stati oggetto di un recente restauro grazie al quale sono riemerse le tessere degli antichi mosaici, sia quelle monocrome che quelle verdi e rosse. Altri celebri mosaici del complesso sono invece custoditi all’interno dei Musei Vaticani: in particolare emerge tra gli altri il pavimento delle esedre delle biblioteche caratterizzato da figure di pugili e lottatori inquadrate da un motivo a treccia.

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  • Ostia Antica

L’ultima tappa della trattazione è rappresentata da Ostia Antica, il porto antico della città di Roma che ancora oggi conserva innumerevoli modelli di abitazioni romane oltre che gli ambienti termali, il teatro, le necropoli e tutte le altre aree comprese nel Parco Archeologico.

I pavimenti romani antichi degli ambienti di Ostia Antica variano da mosaici a tessere bianche e nere con motivi geometrici e a figure marine a mirabili esempi di opus sectile, una tecnica romana antica realizzata sezionando il marmo in fogli sottili (crustae) e sagomandolo secondo disegni geometrici o figurativi dal vasto repertorio. Uno degli esempi più eccelsi di questa tecnica costruttiva è indubbiamente l’opus sectile della Porta Marina di Ostia Antica conservato al Museo dell’Alto Medioevo all’EUR. Una delle aule della domus su cui si trovava questa incredibile decorazione, infatti, è stata ricomposta all’interno di una sala del museo e rappresenta un esempio eccezionale di arte tardoantica poiché risalente al IV secolo d.C.

 

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Arda Lelo

Ho conseguito tre lauree in architettura con il massimo dei voti presso l’Università degli Studi di Roma “Sapienza”, due triennali - una in interior design e una in scienze dell’architettura - e una magistrale in restauro architettonico. Dal 2016 sono docente di storia dell’architettura e dell’arredamento e dal 2018, dopo un master in management delle risorse artistiche e culturali presso la IULM, mi occupo di ricerca legata al patrimonio costruito e alle trasformazioni urbane e di progettazione culturale a livello nazionale ed europeo.

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